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Finale Mondiali 2026: Spagna-Argentina 1-0, il gol di Ferran Torres al 106′

Updated Luglio 2026
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East Rutherford, New Jersey, domenica 19 luglio 2026. Il sole batte sul MetLife Stadium da tre ore, l’aria è secca, ventisette gradi, nemmeno una nuvola: la giornata perfetta che i meteorologi avevano promesso e che, per una volta, si è presentata puntuale. Ottantamilaseicentosessantatré persone hanno appena visto centoventi minuti di calcio e ne ricorderanno trentanove secondi. Quelli in cui Pedro Porro alza la testa, cerca il secondo palo, e una finale che sembrava destinata ai rigori cambia padrone. In campo, in quel momento, ci sono due giocatori spagnoli che avevano cominciato la partita seduti in panchina. Sarà uno di loro a sollevare il Mondiale sopra la testa dell’altro.

Il MetLife Stadium gremito durante la finale dei Mondiali 2026 tra Spagna e Argentina
MetLife Stadium, 19 luglio 2026: ottantamilaseicentosessantatré spettatori per la finale più lunga e più tesa di questa edizione.

Novanta minuti senza un tiro in porta

Per novanta minuti, e poi per altri sedici, questa finale non ha avuto un gol. Non è stata una partita brutta: è stata una partita chiusa, sorvegliata, giocata da due squadre che avevano capito benissimo quanto costasse il primo errore. La Spagna di Luis de la Fuente si è schierata con il 4-3-3 che l’aveva portata fin lì — Simón in porta, Porro, Cubarsí, Laporte e Cucurella dietro, Rodri, Olmo e Fabián Ruiz in mezzo, Yamal, Oyarzabal e Baena davanti. L’Argentina di Lionel Scaloni ha risposto con lo stesso disegno: Emiliano Martínez; Montiel, Romero, Lisandro Martínez, Tagliafico; De Paul, Enzo Fernández, Mac Allister; Nicolás González, Messi, Álvarez.

C’è un dato che, più di ogni cronaca, spiega come sia andata: nell’arco dei centoventi minuti l’Argentina non ha centrato la porta nemmeno una volta. Non un tiro nello specchio, in una finale di Coppa del Mondo, contro una difesa che in tutto il torneo aveva concesso un solo gol. Il Guanto d’Oro Unai Simón, alla fine, avrà pochissimo da raccontare: sarà lui stesso a scherzarci sopra qualche ora più tardi.

Ci sono finali che si vincono attaccando e finali che si vincono togliendo l’aria all’avversario. Questa appartiene alla seconda famiglia: la Spagna non ha mai concesso all’Argentina il metro di campo in cui Messi diventa Messi.

Il rosso di Enzo Fernández, al novantesimo più tre

Poi, quando il cronometro segna già il terzo minuto di recupero, la partita si spezza. Enzo Fernández entra in ritardo su Pau Cubarsí, il diciannovenne del Barcellona che finirà la serata con il premio di miglior giovane del torneo: l’intervento è sconsiderato, Cubarsí vola per aria, l’arbitro sloveno Slavko Vinčić estrae il secondo giallo. Rosso. L’Argentina finisce in dieci proprio sulla soglia dei supplementari, il momento peggiore possibile per restare in inferiorità numerica.

È un dettaglio che pesa più di quanto sembri. Non perché la Spagna abbia poi travolto un’Argentina in dieci — non è successo, la squadra di Scaloni ha continuato a difendersi con ordine — ma perché ha tolto ai campioni in carica l’ultima possibilità di gestire le gambe. Trenta minuti di supplementari in dieci uomini, sotto il sole del New Jersey, dopo sette partite in un mese: il conto, prima o poi, arriva.

Trentanove secondi

Arriva all’inizio della seconda frazione dei supplementari. Sono passati trentanove secondi dal fischio quando Pedro Porro disegna il traversone verso il secondo palo. Lì, in mezzo, ci sono due uomini che De la Fuente ha mandato in campo a partita in corso: Nico Williams, entrato per accendere la fascia, e Ferran Torres, subentrato al 62′ al posto di Mikel Oyarzabal. Williams anticipa Molina di testa e appoggia; Torres arriva di corsa e calcia di prima intenzione, col sinistro, alle spalle di Emiliano Martínez.

Due riserve hanno deciso una finale dei Mondiali. Ed è il primo gol del torneo per Ferran Torres, che in un mese di Coppa del Mondo non aveva ancora segnato: l’attaccante di rotazione, quello che entra all’ora di gioco per far rifiatare gli altri, si è preso la pagina più letta della storia recente del calcio spagnolo.

Un pallone in rete illuminato dai riflettori durante la finale dei Mondiali 2026
Il 106′: Porro dalla destra, la sponda di Nico Williams, il sinistro di Ferran Torres. Due subentrati per il gol che vale un Mondiale.

"Ho solo visto il pallone che arrivava verso di me e ho calciato con la forza di tutto il popolo spagnolo" — Ferran Torres, autore del gol decisivo (tradotto dall’inglese).

Le parate di Emiliano Martínez

Se il punteggio è rimasto 1-0 e non è diventato qualcosa di più severo, il merito è quasi tutto di un uomo solo. Emiliano Martínez ha compiuto undici parate: il primato assoluto per un portiere in una finale dei Mondiali. Il numero è quello riportato dalla quasi totalità dei resoconti della partita; una sola ricostruzione, rimasta isolata, ne conta dieci. In entrambi i casi, il senso non cambia: il portiere argentino ha tenuto in piedi la sua nazionale per centosei minuti contro una squadra che tirava, rientrava, ricominciava.

È l’immagine più crudele della serata. Martínez fa la partita della vita e perde comunque; il collega dall’altra parte del campo, Unai Simón, non deve praticamente sporcarsi i guanti e vince il Guanto d’Oro. Il calcio, ogni tanto, distribuisce i premi con una logica tutta sua.

Quello che è successo dopo il fischio

Poi c’è la coda, e non è bella. Pochi secondi dopo il triplice fischio, mentre la Spagna comincia a festeggiare, Nahuel Molina va a cercare Rodri; Eric García si mette in mezzo; e Leandro Paredes — entrato dalla panchina, dopo che le formazioni della vigilia lo davano titolare — afferra García alla gola e poi trascina a terra Gavi. Sono i compagni spagnoli a separare tutto.

Su questo episodio va fatta una precisazione, perché nelle ore successive è circolata una versione più severa di quella ufficiale. Diversi media hanno riferito che Paredes fosse stato espulso: il referto ufficiale della FIFA, però, dice che non lo è stato. La rissa è un fatto documentato da più fonti; il secondo cartellino rosso argentino è invece una ricostruzione giornalistica che il documento ufficiale non conferma. L’unica espulsione certa della finale resta quella di Enzo Fernández. Il tabellino disciplinare, per il resto, racconta una serata a senso unico anche qui: zero cartellini per la Spagna, sette ammonizioni più il rosso per l’Argentina.

"Paredes ha tirato due o tre ganci in faccia a qualcuno. È andato a cercarli" — Alan Shearer, opinionista della BBC, commentando le scene dopo il fischio finale (tradotto dall’inglese).

La finale è rimasta sullo 0-0 per tutti i novanta minuti regolamentari: sul mercato del segno 1X2 limitato ai tempi regolamentari ha quindi vinto il pareggio, mentre il mercato sulla squadra che avrebbe alzato il trofeo — supplementari e rigori compresi — si è chiuso sulla Spagna.

Le parole dei protagonisti

Nella pancia dello stadio, un’ora più tardi, Luis de la Fuente ha raccontato di aver parlato ai suoi giocatori prima della partita con una frase che adesso suona come una profezia.

"Ho detto: signori, abbiamo un appuntamento con la storia, e vogliamo arrivarci per primi" — Luis de la Fuente, commissario tecnico della Spagna (tradotto dall’inglese).

"Guardando indietro a questo percorso, non avrei ottenuto nulla senza questi giocatori. Il viaggio con questa materia prima, questo talento. I calciatori spagnoli, il modo in cui competono. Questi giocatori sono straordinari" — Luis de la Fuente (tradotto dall’inglese).

Dall’altra parte, la voce di Lionel Messi era quella di un uomo che sapeva di aver appena chiuso qualcosa.

"Mi sento triste, ma sono consapevole che abbiamo lasciato il cuore in campo" — Lionel Messi (tradotto dall’inglese).

"Sono stati migliori, per essere onesti. Abbiamo perso la partita e lo accettiamo. Questo non significa che dimenticheremo tutto quello che abbiamo fatto finora, quindi voglio ringraziare la mia gente, i miei giocatori e il Paese" — Lionel Messi (tradotto dall’inglese).

E Scaloni, che dopo la sconfitta ha scelto di parlare di dignità prima ancora che di calcio:

"Tristezza, ma con la consapevolezza di aver lasciato tutto là fuori. … Siamo grandi nella vittoria, e dobbiamo dimostrare di essere grandi anche nella sconfitta" — Lionel Scaloni, commissario tecnico dell’Argentina (tradotto dall’inglese).

Per il quadro completo del cammino delle due finaliste, resta a disposizione il tabellone eliminazione Mondiali 2026; per capire come si sono chiuse le lavagne, le quote vincente fotografano una favorita che ha rispettato il pronostico solo dopo centosei minuti. Le pagine dedicate alla Spagna e all’Argentina raccolgono il profilo delle due nazionali, mentre lo stadio della finale è raccontato nella scheda del MetLife Stadium.

Chi ha vinto i Mondiali 2026?
La Spagna, che ha battuto l’Argentina 1-0 dopo i tempi supplementari nella finale del 19 luglio 2026 al MetLife Stadium. È il secondo titolo mondiale della storia spagnola, il primo dal 2010.
Chi ha segnato il gol della finale?
Ferran Torres, al 106′ — trentanove secondi dopo l’inizio della seconda frazione dei supplementari. Era entrato al 62′ al posto di Oyarzabal ed è stato eletto migliore in campo della finale.
Perché l’Argentina ha finito in dieci uomini?
Enzo Fernández è stato espulso per doppia ammonizione al 90’+3, per un intervento su Pau Cubarsí. È l’unica espulsione confermata dal referto ufficiale della partita.
Quante parate ha fatto Emiliano Martínez nella finale?
Undici secondo la quasi totalità dei resoconti: è il primato assoluto per un portiere in una finale dei Mondiali. Una sola ricostruzione, rimasta isolata, ne indica dieci.
Chi ha arbitrato la finale dei Mondiali 2026?
Lo sloveno Slavko Vinčić, davanti a 80.663 spettatori al MetLife Stadium di East Rutherford, in New Jersey.